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LA SINAGOGA

          Col significato greco di adunanza designava i luoghi di incontro degli Ebrei. Successivamente acquisì significato e funzione aggiuntiva di luogo di preghiera.

            La tradizione fa risalire a Mosè o ai profeti Geremia ed Ezechiele la costruzione della prima sinagoga.

       Le prime iscrizioni attestano una sinagoga a Gerusalemme nel VI secolo a.C. Sicure documentazioni confermano l’esistenza di numerose sinagoghe a partire dal I secolo d.C.

       In base ai tempi e ai luoghi della diffusione la sinagoga assume fisionomie diverse ma conserva alcune tipologie: maggiore importanza architettonica e decorativa assegnata alla parete rivolta verso Gerusalemme, presenza dell’Arca della Legge sottolineata da preziosi piedistalli o da nicchie.

             Spesso le sinagoghe ripetevano lo schema delle basiliche romane a tre o cinque navate con matronei, portici e cortili.

 

                A partire dal Medioevo la diramazione seguita dagli Ebrei nei due mondi islamico e cristiano fece derivare due conseguenti tipologie di sinagoghe. La prima, islamizzante, monumentale e a pianta basilicale a tre o cinque navate, con l’Arca disposta a ridosso della parete rivolta a Gerusalemme (come a Toledo); l’altra, di influenza cristiana, è più semplice: con una o due navate, con l’Arca senza collocazione fissa, con la zona delle donne non rigidamente separata.

              In armonia con le nuove tolleranze del XIX secolo le sinagoghe si diffondono numerose e spesso più ricche, acquisendo i conseguenti caratteri dal neoclassicismo al modernismo (Berlino, Parigi, Torino, fino alla sinagoga di Beth Sholem, costruita a Filadelfia nel 1954 da F. Ll. Wright).

 

MOLE ANTONELLIANA

     L’arcinota Mole Antonelliana di Torino, oggi Museo di se stessa e sede di prestigioso Museo del Cinema, pochi sanno che nacque a fine ‘800 come sinagoga.

    Lo Statuto Albertino del 1848 aveva abolito i ghetti e consentito il pieno diritto al raduno e alla pratica di tutti i culti. Gli ebrei del luogo acquistarono un fazzoletto di terreno tra i pochi disponibili nel pieno centro della città e commissionarono la progettazione all’Antonelli già alla vigilia dell’Unità d’Italia. Questo evento richiamò a Torino, capitale del regno ampliato, nuove adesioni e più ingenti finanze che condussero a un progetto più ambizioso; non potendo estendere in ampiezza (per mancanza di aree disponibili nell’intorno) l’opera già avviata la si volle almeno molto più alta per magnificarne l’importanza.

 

          Problemi statici dovuti all’instabilità dell’ampia cupola furono affrontati dall’Antonelli accrescendone progressivamente le altezze progettate così da far prevalere le spinte statiche verticali sulle orizzontali.

Nello steso periodo a Parigi si stava innalzando la Tour Eiffel. Antonelli accarezzò per un po’ il sogno di competere nella maggiore altezza del manufatto: lanciò la sfida, persa, di sopravanzare col “povero” mattone il “ricco” acciaio d’Oltralpe.

          La gara fu inoltre sospesa al cambiare delle condizioni politiche e finanziarie dovute al trasferimento della Capitale, col suo seguito di Ebrei, prima a Firenze poi a Roma.

      La costruzione della Mole fu ripresa perdendo la connotazione di sinagoga pur conservandone la personalità espressa dalle sue articolazioni architettoniche e dalle sue decorazioni cocciutamente imposte dal suo progettista.

         I 167 metri di altezza raggiunti dalla Mole furono subissati dai 300 della Tour Eiffeil ma bastarono a superare l’altezza delle Piramidi egizie ed ogni altra costruzione in pietra e mattone dell’epoca e ad affermare l’orgoglio dell’Antonelli e celebrare la riconquista della piena dignità dell’intero popolo ebraico.

               

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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