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ALARICO

(370-410)


Re dei Visigoti.

Pirata che ha portato solo distruzioni, puntate all'arricchimento personale.

Ha arrecato danni incommensurabili al patrimonio spirituale, artistico, culturale, dell'umanità.

Oltre al Sacco di Roma e di svariate città ha bruciato intere civiltà; tra altre sue gravi responsabilità c'è la distruzione della Tempio di Demetra ad Eleusi.

Non ha combattuto per un ideale né per un popolo. Aveva in spregio la cultura e la civiltà, era interessato alla sopravvivenza del suo Esercito che viveva di ruberie. Non aveva principi morali, seguiva solo  logiche di mercenario prezzolato;  conquistatore di territori non per governarli ma per sfruttare i loro prodotti o per venderli o per usarli come merce di scambio.

Molte ricchezze volle portare con sé nella tomba da ottuso avaro e geloso; perché non finissero in mano ad altri, la sua sepoltura avvenne in luogo segreto sotto il letto del Busento in modo che il fluire delle acque di superficie cancellasse ogni traccia della tomba.

Una leggenda vuole che fossero soppressi tutti gli addetti ai lavori di sepoltura perché non trapelassero notizie sul suo sito.

I popoli evoluti ne hanno maledetto le barbare devastazioni. Le saghe germaniche ne hanno cantato le imprese eroiche, ponendolo protagonista accanto agli dei dell’Edda, esaltato tra gli epici Nibelunghi.

Carducci ci ha tradotto un canto accorato che piange la scomparsa del condottiero con il famoso toccante incipit:

"Muti a notte canti suonano
da Cosenza sul  Busento
Alarico  i Goti piangono
il gran morto di loro gente".
 

 

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