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ISABELLA A.B.C. (1865 - 1889)


 

Percorrendo i vialetti del Cimitero Monumentale di Milano si è attratti in modo delicato e irresistibile dalla insolita Tomba della Famiglia Casati centrata sul bronzo realistico di una giovane dormiente all’aperto, in procinto di addormentarsi per il sonno eterno.

Amore e Morte hanno sempre costituito un binomio dal fascino intenso e misterioso, forse perché segnano gli estremi della vita: l’Uno trova un limite solo nell’Altra. L’Amore però può sublimarsi nella Morte, ancor più quando Questa coglie l’Altro in età giovanile.

Isabella Airoldi Brioschi Casati, giovane madre, è stata ‘rapita’ nello splendore dei ventiquattro anni! Non stava godendo particolari sogni d’amore né pativa insolite pene; l’amore che ispira la sua figura deriva dal suo rappresentare l’esempio quotidiano offerto dalla caducità umana esposta ai capricci del destino. La sottile Mitologia Greca affermava, anche in modo consolatorio, che le morti precoci fossero volute dagli Dèi per avere vicino a sé le persone più care e più amabili come i giovani, i belli e gli atleti.

Altre tragedie consimili si consumano di frequente ma il loro ricordo resta circoscritto agli àmbiti familiari oppure vengono raccontate nel privato di tombe inaccessibili. Per Isabella lo scultore Enrico Butti scelse la rappresentazione veristica che mostra la giovane adagiata su un letto disposto all’interno di un giardino in una calma serata estiva. Appare debilitata dalla malattia che la affligge senza speranza mentre si abbandona serena al sonno finale.

Il privato del giardino si fonde con il pubblico della natura circostante assegnando alla scena una dimensione universale; il placido tormento non appartiene più a quella sola Famiglia ma coinvolge l’umanità tutta.

La delicata nudità di Isabella, scevra di morbosità, rinvia alla sua purezza d’animo ed alla rinuncia ai beni materiali. Il sonno fisiologico del quotidiano e dei viventi coincide qui con il sonno eterno e con i sogni del Paradiso che la attende, come mostrato dagli angeli nel medaglione che alle sue spalle la protegge dalle intemperie prima terrene e poi divine.

Una brutta ringhiera metallica al suo margine non impedisce di avvicinarsi alla scultura, nata senza basamenti né recinti proprio per essere partecipata direttamente dai visitatori. L’immagine bronzea di Isabella, in origine delicata e serica, è oggi deturpata dalla patina del tempo e dell’incuria eppure la sua figura emana un tenue canto di sommesso rassegnato addio alla vita.


 

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