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HIROSHIMA


 

La vergogna di Hiroshima e Nagasaki non ha limiti. Non è credibile che servì ad abbreviare la durata della Seconda Guerra Mondiale né che prevenne un maggior numero di perdite civili e militari derivabili da una guerra convenzionale ad oltranza. Né basta citare cinicamente che in guerra non ci sono regole. I più misericordiosi possono contenere la rabbia solo osservando che a distanza di sessantasette anni  nessuno ha ritentato l’ignominia.

Dal 1939 gli USA erano spaventati che Hitler costruisse per primo un ordigno atomico. Albert Einstein (che se lo rimprovererà fino alla morte ) aveva sollecitato il Presidente Roosvelt a favorire gli studi di Leo Zsiland ed Enrico Fermi.

 Il 6 agosto 1945 la bomba atomica era pronta all’uso e non si esitò ad impiegarla. Ad Hiroshima.

Con Robert Oppenheimer il mese prima gli USA, presidente Harry Truman, avevano  sperimentato a Los Alamos (Nuovo Messico) la bomba atomica e ne conoscevano gli effetti. La determinazione alla volontarietà della distruzione, con coscienza della sua portata, è provata dalla recidività del crimine che si ripeté tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, a Nagasaki.

Si calcolano circa 350.000 morti complessivi tra le vittime del momento e gli irradiati (gli ‘hibakusha’) che perirono successivamente.

Ogni singola vita umana ha valore incommensurabile, è unica infinita irripetibile; per l’individuo chiamato in causa e per i suoi familiari essa vale più di tutte le altre messe insieme. Quanto valgono due vite umane? O di tre o più persone?  La morte di una sola persona è già una tragedia, la morte di dieci persone è una strage, quella di cento persone è una ecatombe, quella di mille persone è un genocidio. Come chiamare la morte di centinaia di migliaia di esseri umani!?

Nelle società civili, com’era ed è anche quella giapponese,  ci si mobilita anche solo per un ferito o per un disperso;  si rifanno mille volte i calcoli e le ricerche per appurare l’effettiva entità delle perdite. A Hiroshima e Nagasaki non fu possibile andare oltre la vaghezza delle cifre che lasciano una approssimazione di conteggio dell’ ordine di decine di migliaia di vittime. Tanta indeterminazione discende dalla mostruosità dell’evento che ha superato perfino le umane capacità di conteggio dei morti.

Al pilota che dopo aver sganciato la bomba esclamò: “Mio Dio, cosa abbiamo fatto?”, molti non sanno cosa rispose Dio. Altri credono in risposte diverse. Qualcuno pensa che Dio non ci fosse.


 

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