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CATACOMBE


Le catacombe erano tipi di sepoltura adottati già da numerose civiltà antiche. Si distinguevano per  la predilezione dei sotterranei. Questo era possibile dove il terreno per sua la natura geologica consentiva di scavare in economia le fosse, i passaggi e le buche, e dispensava dal ricorso a sistemi costruttivi d’ogni tipo. Erano preferiti i luoghi prossimi agli abitati. Risultarono ottimali i terreni tufacei in quanto costituiti da rocce relativamente tenere e resistenti che permisero anche la disposizione su innumerevoli piani, fino alla profondità di 30 metri.

Si sono conservate catacombe fenici, etrusche ed ebree, ma  molto più numerose sono le cristiane.

Mentre in molte Religioni era consentita la cremazione, il Cristianesimo credendo nella Resurrezione dei corpi prescelse  la loro conservazione. Questo estese il ricorso alle catacombe unitamente, si è ritenuto, al bisogno di proteggersi dalle persecuzioni.

Nel 450 a.C. Roma aveva tradotto le consuetudini sociali, mores, in leggi scritte, le cosiddette Leggi delle XII Tavole, che vietavano le cremazioni e le sepolture all’interno degli abitati. La disposizione era restata operante anche nel periodo di maggiore sviluppo del Cristianesimo ma col tempo sono state acquisite dalle nuove cerchie urbane le campagne periferiche prima esterne.

Molte catacombe sorgevano sui luoghi di martirio, od in loro prossimità, dei primi Cristiani e primi Santi.

Con l’Editto di Costantino del 313 d.C. il Cristianesimo uscì allo scoperto. Fu riconosciuto il diritto alla sua libera pratica e infine divenne Religione ufficiale dell’Impero Romano. Ai fedeli prima principalmente poveri, malati, schiavi, si aggiunsero anche i ceti più abbienti che predilessero sepolture in superficie, di migliore visibilità e ricchezza ornamentale.

Le catacombe furono via via abbandonate. Le reliquie più prestigiose furono trasferite nelle chiese di nuova concezione che prevedevano apposite cripte.

Già architettonicamente scarne e comunemente prive di decorazioni, il poco che offrivano di depredabile restò esposto ai vandalismi delle invasioni barbariche. Sopravvissero gli informi sforacchiamenti delle gallerie e dei loculi ed i macabri accatastamenti di ossa, successivamente impilate da mani pietose in approssimative geometrie, soprattutto dei teschi, come ancor oggi vediamo.

Tra le più note a Roma si elencano quelle di San Callisto e Santa Cecilia, di San Marcellino e San Pietro, di San Sebastiano e quelle di Priscilla, famose per gli originali rari affreschi.

Nei dintorni di Roma si trovano le catacombe Santa Cristina a Bolsena, di Santa Savinilla a Nepi, di Santa Teodora a Rignano Flaminio, di Santa Vittoria a  Monteleone Sabino, di San Quirico a Paliano, di Sant'Ilario a Valmontone e di San Senatore ad Albano Laziale.

Lontano da Roma sono state scoperte, tra altre ancora sepolte, le catacombe di Concordia Sagittaria (Venezia), di Santa Mustiola e di Santa Caterina a Chiusi (Siena), di San Severo, di Sant’Eleucadio, di San Probo e Sant'Apollinare, a Ravenna.

Catacombe meno articolate si sono rinvenute ad Aosta, a Finale Ligure (Savona) ed in Santa Felicita a Firenze.

A Napoli sono visitabili le celebri catacombe di San Gennaro, di San Gaudioso, di Sant'Eusebio e di San Severo.

Meno note ed estese quelle di Teano (Caserta), di Capua (Caserta), di Calvi (Benevento) e di Tropea (Vibo Valentia).

In Sicilia si incontrano ampi complessi di catacombe a Siracusa, a Trapani, a Messina, a Palermo e ad Agrigento.

In Sardegna le catacombe di Sant'Antioco risalgono ad epoca punica, destinate a singole famiglie o a gruppi sociali non all'intera comunità.

Sporadiche altre catacombe si trovano a Malta, a Parigi, a Colonia e a Treviri (Germania), in Spagna, in Grecia, in Turchia e nel Nord-Africa.

Catacombe di Santa Maria della Concezione - Roma      

Catacombe di San Gennaro - Napoli  


   

 

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