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GIULIO CESARE

 (101 a.C - 44 a.C.)


Fu generale, console, dittatore, oratore e scrittore romano, onorato tra i massimi personaggi della storia.

Favorì la transizione del sistema di governo di Roma antica dalla forma repubblicana a quella imperiale.

Fu dittatore, già all’epoca considerato il primo imperatore di Roma.

Condusse gli eserciti romani alla conquista della Gallia, ad invadere la Britannia e la Germania e a combattere in Spagna, Grecia, Turchia e Africa.

 In Egitto si schierò a favore di Cleopatra in lotta col fratello Tolomeo XIII, le si legò sentimentalmente e ne ebbe il figlio Cesarione.

Riformò la società e il governo, ammodernò e centralizzò la burocrazia. Dai contrasti politici sorse la congiura capeggiata dai senatori Giunio Bruto, Gaio Cassio e Decimo Bruto  che lo uccise alle idi di marzo del 44 a.C. Due anni dopo il suo assassinio, il Senato lo elevò a divinità. La sua opera riformatrice proseguì col nipote e figlio adottivo Ottaviano Augusto, che divenuto imperatore assunse il titolo di Cesare Augusto.

                

Busto di Giulio Cesare al Kunsthistorisches Museum di Vienna

 

Con prosa semplice ed efficace scrisse, nel ‘De bello gallico’, il resoconto delle sue campagne militari, comprendendovi molte curiosità sugli usi e sui costumi  dei nuovi popoli incontrati. 

Il nemico politico Cicerone lasciò un ritratto di Cesare:

 Egli ebbe ingegno, equilibrio, memoria, cultura, attività, prontezza, diligenza. In guerra aveva compiuto gesta grandi, anche se fatali per lo Stato. Non aveva avuto per molti anni altra ambizione che il potere, e con grandi fatiche e pericoli l'aveva realizzata. La moltitudine ignorante se l'era conquistata coi doni, le costruzioni, le elargizioni di viveri e banchetti. I suoi li aveva acquistati con premi, gli avversari con manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato ad una città, ch'era stata libera, l'abitudine di servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione”.

Era stato messo alla luce con parto ‘cesareo’, parola che in latino contiene la radice del verbo ‘tagliare’. Non è dato sapere se lui prese nome da tal tipo di parto o viceversa.

Non fu mai nominato ’Imperatore’ né ‘Principe del Senato’ né ‘Augusto’ però il suo nome assunse il significato di capo, comandante, condottiero, principe. Molte lingue conservano in suo onore il suo nome o la radice del suo nome: il tedesco Kaiser, il russo Zar ed il persiano Scià.

                   Restano Celebri alcuni suoi detti:

Veni, vidi, vici (venni, vidi, vinsi) dopo una rapida vittoria nel Ponto (Turchia).

Alea iacta est (il dado è tratto) sanciva la decisione di varcare il Rubicone.

Tu quoque, Brute, fili mi! (anche tu, Bruto, figlio mio) rivolgendosi  al figlio adottivo Bruto avvicinatosi per assassinarlo.