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SOGNI


Come ristora il corpo così il sonno ristora la mente.

È accertato che durante il sonno prosegue l’attività cerebrale, attenuata in alcune funzioni e ancor più stimolata in altre. Come non c’è veglia senza pensieri non c’è sonno senza sogni?

Si ritiene che dormano e sognino di più i neonati e i bambini eppure ci sono settantenni che dormono e sognano nove ore per notte, dicono, ininterrotte.

Per  Freud "il sogno è la via maestra per esplorare l'inconscio" mostrata nella rappresentazione teatrale notturna dalle fantasie rimosse dalla coscienza durante il giorno. Per attori e regia delle fantasie rimosse si devono intendere le sollecitazioni meccaniche e psichiche non correttamente archiviate dalla memoria.

Forse la funzione primaria ed ultima dei sogni sta nel completare l’opera di acquisizione dei dati pervenuti durante la veglia, consistente nella loro decodificazione, catalogazione ed archiviazione.

Il cervello è sempre colpito da innumerevoli informazioni sia sensoriali sia psichiche e innesca il processo di archiviazione al momento stesso in cui pervengono le nuove informazioni già da svegli, per questo si può sognare e fantasticare anche ad occhi aperti.  Poiché da svegli intervengono controlli del raziocinio e distrazioni del vissuto del momento, succede che i sogni relativi siano tanto corretti quanto spezzettati e apparentemente meno fantasiosi o misteriosi.

Se le informazioni sono semplici e nitide si ottiene che vadano istantaneamente ad associarsi alle categorie di riferimento e ne derivi una tacitazione della sollecitazione.

Se le informazioni viceversa sono complesse o indefinite accade che queste vaghino nell’archivio della memoria in cerca della giusta collocazione.

Molti stimoli talvolta giungono simultaneamente, quindi  sovrapposti o mescolati.

In molte circostanze accade che la mente sia al momento impegnata diversamente e non riesca a cogliere correttamente i valori dei nuovi messaggi pervenuti e finisca per assegnare loro valori simbolici distorti.

Nel sonno la coscienza attinge alle informazioni incomplete od incomprese vaganti nella memoria, le analizza per dare decodificazione e catalogazione e archiviazione, alimentando i sogni.

Durante il sonno non si hanno sovrapposizioni di altre stimolazioni mentali in entrata,  per cui le informazioni vaganti  residue della giornata fin là vissuta vengono riprese scevre da ingerenze esterne del momento. Per questo l’azione di elaborazione con catalogazione ed archiviazione si svolge indisturbata e libera di scivolare in tutti i possibili campi di assonanze e risonanze sollecitati.

Durante il sonno, finché non intervengono azioni di disturbo esterne, ciascun sogno diventa sollecitazione d’altri contenuti della memoria, sempre e soltanto di quelli aventi attinenza con il sogno stesso, per cui al sogno iniziale si ancorano tanti possibili sèguiti teoricamente inesauribili.

Si smette di sognare quando siano acquetate le sollecitazioni degli stimoli vaganti per esaurimento delle elaborazioni mentali o quando si sia svegliati da alcunché o per segnali di fame inviati dall’organismo o per abitudine oraria o per richiamo dei doveri o dei piaceri del giorno seguente che attivano la sveglia biologica.

È probabile che si sogni anche quando non ci siano particolari elaborazioni sospese. In tal caso i sogni sono più leggeri, forse tanto leggeri da non passare nell’archivio della memoria o da non distinguersi come nuovi sogni e confondersi per sovrapposizione con altri sogni ed esperienze.

 

Le immagini e le azioni che alimentano i sogni non sono fantasiose e misteriose astrattezze ingiustificate ma delicate soggettive associazioni tecniche e psichiche di idee discendenti da assonanze e risonanze proprie del vissuto del sognante.

Durante il sonno sono disponibili solo parte dei dati mnemonici. Si trattengono le informazioni di base istintiva e reiterativa, si perdono o si attenuano quelle sovrastrutturali come il linguaggio e le acquisizioni accademiche o innaturali.

Quando i sogni sono vaghi accade che da svegli li si ricordino con approssimazione o soltanto per sensazioni. Questo basterà a confonderli con numerose realtà assonanti incontrate nella veglia successiva e a farli ritenere presaghi o fonte di dejà vu.

La sistemazione organica delle informazioni operata nel sonno, che può alimentare i sogni,  riordina i dati e ripulisce le eccedenze attuando anche un servizio di igiene mentale. Dal nuovo ordine dei dati sorgono talvolta anche nuove idee.

I sogni non puntano alla soddisfazione dei desideri quanto a dare una verosimile compiutezza o conclusione logica, attraverso la fusione del reale col fantastico, alle vicende e ai pensieri sconnessi della veglia. Il segno della conclusione, di appagamento o di incubo o di insignificanza, discenderà dall’indole momentanea del sognante.

Il persistere della incapacità di decodificazione dei dati e della loro eccedenza conduce ai sogni ricorrenti e indifferentemente ai sogni senza senso logico e ai sogni creativi.

I sogni rappresentano, col pensiero e con l’intelligenza, la massima espressione della astrazione umana. Non si possono pensare coincidenti con l’anima poiché non alimentano né condensano a pieno la vita ma soltanto la completano o ne riordinano la strada.

Si ignora quale sia la sede dei sogni. Essa deve agire in prossimità od all’interno della corteccia cerebrale poiché i sogni sono connessi alla memoria.

Se i Sumeri 6.000 anni fa e Gilgamesh, nel primo romanzo scritto, 4.000 anni fa, credevano che ai sogni si dovesse dare valore profetico, come poi faranno i Greci ed altre culture con l’oniromanzia interpretando i sogni prodotti per incubazione ossia favoriti dormendo in luoghi sacri, significa che i sogni erano visti come linguaggi e messaggi del divino.

Se i sogni sono prodotti da fenomeni di riordino mentale più sopra ricordati, significa che non parlano PER l’anima ma tutt’al più DELL’anima e di questa sono una emanazione.

 


 

 

 

 

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