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LA VITA


Semplificando si può enunciare la vita in taluni esseri come somma di condizioni speciali: nascita, crescita, riproduzione, morte, attraverso processi chimici e psichici. Questa definizione e molte altre possibili sono incomplete e controverse. Le piante sono esseri viventi ma non risulta che abbiamo comportamenti psichici né affettivi. Gli ibridi sterili tra gli animali e tra i vegetali, come i muli maschi o tante varianti di rose, non hanno riproducibilità autonoma eppure sono viventi. I virus, che non hanno riproducibilità autonoma visto che abbisognano di essere ospitati da altre cellule per riprodursi, sono organismi viventi?

La non riproducibilità autonoma di alcuni organismi può essere considerata un momento della transizione evolutiva destinata ad essere superata forse nel tempo.

Poiché nulla si crea e nulla si distrugge si direbbe che non esiste la nascita come creazione ma solo come avvio di una nuova fase. Per molte religioni non esiste la morte come fine dell’esistenza ma come trasformazione e passaggio ad altro ciclo dell’esistenza stessa.

Per i vitalisti la vita dell’individuo è guidata da volontà superiori; la natura e il cosmo determinerebbero l’evoluzione degli individui e delle specie. Per la biologia tutte le trasformazioni degli esseri viventi discendono da un patrimonio genetico, variabile nel tempo, sensibile alle interferenze meccaniche e chimiche dell’ambiente. La ereditarietà genetica è esclusiva dei viventi e segna il confine tra il mondo animato e quello inanimato.

Gli esseri viventi si distinguono anche per la diversità e unicità di ciascun individuo rispetto a tutti gli altri pur della stessa specie e gruppo e famiglia. Non esistono due identici tra gli  uomini o le formiche o gli alberi, viceversa nel mondo inanimato è facile riscontrare due cristalli o due molecole uguali.

Gli esseri viventi producono energia e consumano energia e sono sempre interattivi con l’ambiente. Gli uomini consumano e producono energia non solo di tipo meccanico ma anche di tipo psichico che interagisce con altre forze materiali viventi.

Tutti i viventi subiscono trasformazioni continue ed istantanee che modificano la fisionomia dell’individuo nel tempo breve di una esistenza e modificano i caratteri di altri individui che seguiranno nel tempo lungo delle generazioni.

Si deve considerare vivente insieme al singolo individuo soprattutto la sua progenie o la sua intera linea ereditaria. Ci è dimostrato dalle modificazioni subite e prodotte dagli organismi, che hanno modificato l’ambiente dando vita a nuovi organismi e a diverse condizioni di vita per se stessi. Detti processi di trasformazione dell’ambiente operati da alcuni organismi hanno anche condotto all’estinzione di altre specie o della propria.

È noto che sono indispensabili alla vita alcuni elementi di base come l’acqua e una opportuna temperatura e, dipendentemente dalla specie, i raggi solari e alcune sostanze nutritive e l’assenza di sostanze tossiche; un po’ meno si nota che l’uomo si nutre anche di stimoli psichici e affettivi e spirituali. Nei vegetali non esiste l’amore né l’organizzazione di gruppo, in molte forme animali è prevalente l’amore materno almeno nelle prime fasi della crescita. Nell’uomo tale amore si protrae più a lungo; chissà se questo proteggendo da una parte non rallenti la crescita dall’altra.

 

Sappiamo che la Terra si è formata circa 4 miliardi di anni fa avviando un processo di trasformazioni chimiche che hanno sviluppato o accolto le primordiali forme di vita. Si può  solo ipotizzare che le prime scintille di vita potrebbero non essere nate sulla Terra o soltanto sulla Terra e che potrebbero essere state portate da comete o da meteore o da venti solari provenienti da altri mondi.

Da un punto di vista non più strettamente biologico ma culturale, in riferimento all’uomo, la vita è l’insieme delle vicende umane e sociali con i suoi riscontri storici e affettivi e relazionali.

 
 

 

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