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EUGENIO

    In una darsena tra i glicini è ormeggiata una barchetta di fattezze tanto scarne da somigliare a una tavola da surf. La flebile onda del canale produce un dolce beccheggio dell’imbarcazione; la sua similprua schiaffeggia l’acqua sollevando la minicarena che a malapena scopre il suo nome EUGENIO senza consentire di leggerne il seguito ossia il suo cognome. Poiché il fenomeno è guidato da una mente pensante è da intendere che la circostanza vuole che il cognome resti misterioso, forse perché valga ad accomunare questo ad altri destini dolorosamente consimili. Siamo infatti al cospetto di un Eugenio  restato incompiuto perché il Fato ce l’ha sottratto anzitempo.

    Era un giovane appena entrato nel fiore della vita; aveva appena concluso gli studi con la laurea. Aspettando di affrontare il mondo con le nuove responsabilità si divertiva a scivolare in mare col surf. La brezza lo inebriava, dava la spinta alla sua vela e alla sua vita. La tavola scorreva sull’acqua e lui scorreva sul mondo. Dopo ogni tuffo rinnovava la sfida con le insidie esterne, non incolpava mai gli altri e si cimentava a migliorarsi. Nel silenzio degli oceani si concentrava sul rotolare delle onde e componeva la musica col sibilo del surf. Era taciturno, amava esprimersi  col respiro soffocato dello sforzo scandito dalle ricadute.

    Il nostro Eugenio era in procinto di creare una nuova famiglia. Aveva appena avviato al futuro di madre la donna amata ma gli era mancato il tempo di veder nascere il frutto meraviglioso del loro amore: un incidente mortale gli aveva impedito di godere la luminosità del mondo promesso dallo splendore della creaturina in grembo.

     Aveva appena potuto bisbigliare rassegnato: “E VA:  L’UNA (EUGENIA) vive mentre io muoio!”

   Se ora è in cielo, come crediamo, Eugenio vede crescere bene la sua magnifica bimba, la assiste come angelo custode ed è orgoglioso che sia accudita tra mille foto, ricordi, racconti  e citazioni che lo vedono sempre protagonista come ideale padre premuroso.

   Il Paradiso vero, quello finale che lo ricongiungerà alla figlia per l’eternità, è stimolo sufficiente per  lenire le pene dei sopravvissuti.

 Il Paradiso virtuale consente in qualsivoglia momento di connettersi  telematicamente con lui per ricordarlo, vederlo, parlargli, molto più di quanto consentito dalla sepoltura reale. Le sue foto, i suoi filmati e le parole rivoltegli nel virtuale possono essere rinnovate  e accresciute nel tempo e restare disponibili ad un maggior numero di visitatori.

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