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GRANDE TORINO


Il mio libro era aperto sulla pagina col disegno del cavallo di Troia aspettando che il maestro ce ne parlasse. Il  cavallo era grossolano e massiccio per contenere guerrieri e armature. Il maestro esitava, aveva lo sguardo basso e fermo, mi sembrava che lacrimasse.

Dopo un po’ vidi volare un cavallo, molto più grosso ma agile tanto da riuscire a volare. In una piovosa notte di maggio forse trasportava speciali eroi cari agli dèi. Si sa che gli dèi amano avere per sé i più belli e più forti.  Sono gelosi che questi siano confusi con i comuni mortali.

Il Pegaso gigante rimbalzava e tuonava tra le nuvole. Forse si rifiutava di salire all’Olimpo mentre Giove lo ostacolava accecandolo con le sue saette. Pegaso esausto cercava la strada di casa, stava riportando in città un nugolo di atletici eroi che si erano esibiti in un lontano teatro del mondo. La nostalgia delle famiglie premeva perché tornassero presto, il pubblico in città fremeva  per rivederli all’opera sull’erba di casa e per ritornare a sentir lodare le loro imprese anche in terre nemiche. La loro forza e la loro grazia era ammirata senza invidia né rancore di campanile: le loro prestazioni sportive erano un omaggio alla bellezza, al vigore, al talento,  all’armonia. Erano modelli amati quanto o più degli dèi.  Le folle plaudenti erano solite seguire con passione quegli atleti disertando i templi degli dèi immortali per dedicarsi, la domenica, al tempio dello sport dei mortali.

Da tempo gli dèi meditavano di appropriarsi di quegli eroi, intendevano goderseli da vicino e in esclusiva. Mandarono un vento di bufera per piegare le ali di Pegaso e disorientarlo. Al buio della notte  di quel  quattro  maggio aggiunsero la nebbia che bruciò negli occhi di Pegaso fino a spingerlo contro un colle camuffato da nuvola nera. Un boato si confuse con il tuono: era l’urlo vincente di Giove. Una fiammata illuminò la notte: erano le loro anime che si abbracciavano. Erano stati soliti abbracciarsi alla fine delle gare per salutare il pubblico acclamante alla luce del sole, ora lo fanno per salutare il mondo nella notte dell’addio.

Le fiamme cancellano i ruoli: non si distinguono il capitano, i titolari, le riserve, i tecnici, i dirigenti, i piloti, i  giornalisti. Su questo inabitato monte di Superga non ci sono spettatori né sirene di soccorso, non ci sono amici o familiari per un gesto di conforto.

Una antica legge scritta dagli dèi e sottoscritta dagli uomini dà diritto ai vincitori, in questo caso gli dèi, di appropriarsi dei vinti  per farne nuovi dèi o semidei.

D’un tratto il maestro s’interruppe, si stropicciò gli occhi umidi e riprese ad informarci.

Quel che ci aveva detto era accaduto la notte ai giocatori del Torino. Si trattava della migliore squadra di Calcio di sempre:  Campioni in carica, vincitori degli ultimi cinque Scudetti, appena un anno prima avevano fornito dieci titolari alla Nazionale e avevano stabilito un primato con 125 reti segnate in un Campionato ed altro con 19 partite casalinghe vinte su 20.

      

Ne erano restati vittime i giocatori

VALERIO BACIGALUPO, ALDO BALLARIN, DINO BALLARIN, EMILE BONGIORNI, EUSEBIO CASTIGLIANO, RUBENS FADINI, GUGLIELMO GABETTO, RUGGERO GRAVA, GIUSEPPE GREZAR, EZIO LOIK, VIRGILIO MAROSO,

DANILO MARTELLI, VALENTINO MAZZOLA, ROMEO MENTI, PIETRO OPERTO, FRANCO OSSOLA,  MARIO RIGAMONTI, JULIUS SHUBERT. Tutti di età compresa tra i 22 e i 30 anni.

Aveva scandito i nomi come un altoparlante allo stadio e aggiunto che le notizie erano dubbie, che nei giorni seguenti ci si riservava di confermare. Forse qualcuno si era salvato.

Nel silenzio che seguì udii il ticchettio delle lacrime che macchiavano il disegno del Cavallo di Troia.

 

Per giorni e giorni aspettammo smentite che non arrivarono. Noi bambini che prima mai avevamo sentito quei nomi li imparammo presto a memoria, e nell’ordine di formazione, come se li vedessimo schierati in campo. Scoprimmo di averli sempre amati e da allora tutti tifammo ‘Toro’.

Era il 1949. Per le restanti Giornate di quel Campionato il Torino mandò in campo una squadra di giovani riserve. Gli avversari mandarono in campo le loro Formazioni Giovanili.

 

  

Nel proprio Paradiso Virtuale il sito www.anima-morte-eternita.com mostrerà i filmati di alcune imprese sportive di detti Eroi


 

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